05_Il disegno di Architettura d’ interni – introduzione

Alla base di ogni progetto di Architettura d’interni c’è un idea.

Questa idea non nasce spontaneamente nella testa dell’ Architetto ma deriva ed è frutto di una elaborazione profonda che il progettista, vero e proprio problem solver, compie dopo aver ascoltato i desideri ed i bisogni del suo cliente.

Solo dopo questa fase di ascolto e la sua relativa elaborazione nasce infatti l’ idea progettuale, prima molto vaga ed indefinita nella mente del creativo, fissata spesso sulla carta con un semplice schizzo, poi indagata tecnicamente in modo sempre più incisivo e fissata sulla carta sotto forma di disegni tecnici in scala, per essere comunicata al committente prima e sotto forma di istruzioni all’ impresa che realizzerà i lavori poi.

Progettare, dal latino pro iacere, “gettare avanti”, non è altro che l’ attività intellettuale di indagare l’ idea progettuale prima della sua realizzazione, idea che dopo una serie di tentativi, viene definita in modo sempre più preciso fino a farle prendere forma grafica per essere messa in atto dopo un attenta ed oggettiva valutazione in funzione di parametri funzionali, economici ed estetici.

Il disegno è quindi il mezzo più efficace a trasmettere un idea progettuale, un tempo, fino a qualche decennio fa, veniva eseguito a mano libera su di un foglio di carta bianca o lucida sul quale tracciare linee a matita o a china, mediante ausilio di squadrette, riga, gomma, compasso e tecnigrafo. Oggi l’ uso del computer ha consentito la sostituzione di quest’ opera amanuense con una di inserimento dati mediante mouse e tavoletta grafica, dati che vengono elaborati e processati graficamente dall’ elaboratore elettronico in poche ore sveltendo in modo notevole la fase produttiva del disegno tecnico progettuale.

Le diverse fasi del processo progettuale richiedono elaborati grafici opportunamente adatti allo scopo.

Più il progetto viene definendo le sue parti più i disegni si fanno precisi ed indagano quanto occorre mettere in pratica per la sua realizzazione. Allo schizzo architettonico seguono elaborati bidimensionali come piante, prospetti e sezioni, in scala, precisi e privi di gesti scenografici o elaborati tridimensionali spesso altamente scenografici come assonometrie e prospettive oggi sostituite dai renderings spesso di natura fotorealistica o dai walktrough architettonici ovvero da video animazioni nei quali si simula lo spostamento di una telecamera all’ interno dello spazio architettonico.

Ovviamente non necessariamente un disegno tecnico deve essere anche bello, ma va da se che un buon progetto coincide spesso anche con un bel disegno e di sicuro in chiave comunicativa un bel disegno aiuta non poco il progettista a comunicare la sua idea al suo cliente.

Concludendo questa fase introduttiva facciamo un accenno al disegno digitale tridimensionale e su come questo abbia cambiato il modo di progettare di molti professionisti del settore, me compreso, consentendo di controllare in tempo reale le fasi dello sviluppo dell’ idea progettuale e spaziale contenendo eventuali errori e migliorando di gran lunga rispetto al passato la resa finale del linguaggio architettonico da un punto di vista funzionale ed estetico.

04_Piccolissima storia dell’ architettura e del design occidentale

Il progetto di architettura ed in particolare quello di interni ha origini molto antiche, si potrebbe dire quasi primordiali.

L’ uomo preistorico infatti cominciò subito, quasi istintivamente, col decorare le pareti del suo spazio residenziale per eccellenza, la caverna, con pitture che simboleggiavano spesso scene di caccia.

Facendo un enorme balzo in avanti da un punto di vista temporale e spaziale, considerando il mondo greco e romano, vere e proprie matrici generative dei movimenti stilistici successivi, potremo sorprenderci per le abilità creative e tecnico architettoniche dei nostri progenitori occidentali. Per capirlo basterebbe infatti farsi una lunga passeggiata agli scavi archeologici di Pompei o di Ercolano ed osservare da vicino ad esempio le domus romane, eccellenti da un punto di vista spaziale e decorativo. La qualità della promenade architettonica interna e le decorazioni  cromatiche e pittoriche di finissima finitura sorprendono ancora oggi l’ osservatore con espedienti tecnico creativi densi di entusiasmo e meraviglia.

In generale gli stili storici, per lo più il dorico, lo ionico ed il corinzio, articolati in quello che è divenuto, a partire dai romani, un vero linguaggio simbolico sovrapposto al linguaggio spaziale, caratterizzeranno prima l’ architettura e l’ ingegneria romana, attraversando un periodo di minore considerazione durante il medioevo per poi riemergere in modo vigoroso nel rinascimento quando l’ uomo torna ad essere al centro dell’ interesse creativo e scientifico del tempo.

Per la civiltà occidentale ed il mondo intero tuttavia lo spartiacque storico creativo è stato l’ avvento di Nostro Signore Gesù Cristo prima e l’ edificazione della sua Chiesa poi.

L’ architettura e l’ arte paleocristiana infatti valorizzeranno il linguaggio creativo e tecnico del tempo con nuovi contenuti simbolici incentrati sul messaggio cristiano che accompagnano e sottintendono ancora oggi la genesi progettuale, artistica e creativa dei nostri giorni.

Durante il medioevo, cosi denso di spiritualità ma anche incerto e via via in fermento da un punto di vista sociale, nasce lo stile romanico prima e quello gotico poi, caratterizzando  l’ architettura di tante sue cattedrali e quella di tanti palazzi storici del tempo.

Chi non ricorda l’ arco ogivale e rampante o le guglie di tante cattedrali gotiche così suggestive per il loro modo ascetico di innalzarsi verso l’ alto ed il gioco sapiente dei valori cromatici della luce filtrata dalle vetrate istoriate o il raffinatissimo gioco di mosaici fondo oro con i quali si decorava la massiccia e robusta architettura romanica quasi a smaterializzarne il senso in modo direi profondamente onirico ?

Il rinascimento ed in particolare Firenze fu il luogo spazio temporale dove avvenne in modo decisivo la rinascita dell’ uomo e della sua arte con la riscoperta del mondo antico e dei suoi contenuti culturali e tecnici.

A seguire il manierismo, il barocco con la sua forza plastica ed il rococò che vedono in generale l’ arte italiana influenzare le corti delle grandi città europee.

Ma il vero nuovo inizio, quello che ci porta in modo deciso fino ai nostri giorni lo dobbiamo all’ avvento della rivoluzione industriale in Inghilterra, con la contrapposizione della civiltà della macchina a quella artigiana e contadina ed all’ avvento dell’ illuminismo e della rivoluzione francese senza dei quali non è possibile capire niente della civiltà dei nostri giorni.

Con l’ avvento dell’ industria nascono le città industriali e con esso il design, e quindi un modo nuovo di concepire l’ architettura d’ interni.

In un primo momento il linguaggio simbolico che accompagna questa enorme trasformazione sociale è ancora quello classico con l’ avvento del neoclassicismo e  l’uso dei vari ordini classici, poi arrivando al secolo scorso con l’ art nouveau un esplosione liberatoria nella quale nasce il concetto della linea come una forza di ispirazione naturalistica.

Con il protorazionalismo prima ed il razionalismo e l’ espressionismo poi vediamo finalmente calcare sulle scene del mondo architettonico il movimento moderno e con esso l’ opera dei suoi grandi maestri con i quali si afferma un modo nuovo di intendere il progetto di architettura ed il senso della costruzione della città.

Citiamo su tutti due grandi maestri come Le Corbusier in Europa e Frank Lloyd Wright negli Stati Uniti.

Arrivando velocemente ai giorni nostri negli anni ottanta del secolo scorso un nuovo inizio con l’ avvento della civiltà informatica e della globalizzazione, con internet gli smartphone ed i giganti di google, facebook e microsoft, tempo dove i nostri spazi e le nostre città conservano prevalentemente un linguaggio minimale da un lato e articolatissimo da un punto di vista strutturale dall’ altro, influenzati dalla potenza di calcolo dei nostri processori nel secondo caso e da un concetto espresso da un altro grande maestro del movimento moderno, Mies Van Der Rohe, secondo il quale “less is more” ovvero “il meno è il più”.

I nostri ambienti interni, altamente influenzati da una ricchezza funzionale ed impiantistica senza precedenti nella storia, vedi la nascita della domotica, quando non risentono di un gusto classico più o meno reinterpretato in chiave contemporanea risentono di una povertà di gesti, il minimalismo, che trova un maggiore o minore decorativismo cromatico e tendenze ora più organiche ora più austere e razionali, influenzando in modo nuovo il carattere spaziale e la pelle dei nostri spazi domestici e commerciali.

03_Altri professionisti del settore

Abbiamo visto nel precedente articolo come l’ interior designer sia chiamato ad un complesso ed articolato lavoro consulenziale per i quali occorrono grande competenza tecnica e grande capacità comunicativo commerciale, qualità che il professionista dopo un attenta preparazione sedimenta nel tempo attraverso la sua esperienza sul campo, esperienza poi che spesso è chiamato a verificare con ulteriori studi ed approfondimenti intellettuali in quello che risulta essere un vero e proprio movimento oscillante a pendolo.

Il suo lavoro può essere considerato simile a quello di un bravo musicista ed al contempo di un bravo direttore d’ orchestra, essendo chiamato ad organizzare prima progettualmente, stendendo la sua partitura musicale sotto forma di grafici e poi sul cantiere, il teatro dove viene messa in campo l’ opera musicale, il lavoro di vari operatori tra i quali ricordiamo gli imprenditori edili, i falegnami, gli idraulici, gli elettricisti,  gli imbianchini, i posatori di pavimenti, i posatori di rivestimenti e spingendoci ancora oltre i decoratori, i mobilieri, i tappezzieri, gli artisti.

Durante la stesura progettuale si avvale inoltre della consulenza di altre figure professionali che integrano e completano la sua preparazione tecnico creativa come ad esempio gli esperti nella progettazione di cucine e bagni, veri punti focali da un punto di vista impiantistico funzionale di ogni manufatto di interni residenziale.

Quando poi il suo lavoro affronta tematiche complesse da un punto di vista tecnologico come gli impianti di riscaldamento , areazione, climatizzazione, impianti meccanici quali quelli relativi ad ascensori interni, impianti sonori, informatici oppure quando debba provvedere alla messa in opera corretta dei punti luce in quello che spesso risulta essere un vero e proprio progetto di light design o dell’ impianto elettrico che spesso oggi risulta essere molto complesso e talvolta segnatamente domotico, si avvale in tal caso dell’ ausilio di figure tecnico professionali spesso ancora coincidenti con quelle di ingegneri o architetti professionisti e specializzati in tal senso che elaborano per lui ed integrano con le loro competenze le caratteristiche tecnologicamente avanzate del progetto di interni.

La figura dell’ ingegnere o dell’ architetto, quando non coincide con quella dell’ interior designer, spesso provvede a stilare inoltre le pratiche burocratiche amministrative presso gli uffici pubblici competenti per verificare la liceità dei parametri urbanistici del progetto da farsi, liceità che in Italia per legge solo figure tecniche appartenenti a collegi tecnico professionali possono verificare ed asseverare, per non parlare poi della figura dello strutturista, spesso un ingegnere o un architetto ulteriormente specializzato, il quale col suo lavoro verifica e controlla che il progetto di interni non turbi, lasciandole integre, le caratteristiche strutturali dell’ edificio nel quale è prevista la trasformazione spaziale.

Insomma l’ interior designer non è mai solo nel suo lavoro, anzi si circonda di operatori tecnici con i quali provvede alla stesura creativo progettuale dello spazio di interni commissionatogli dal suo cliente e con il quale si misura professionalmente, cosa che lo vede solo in minima misura chiuso all’ interno del suo studio pensatoio a redigere, con sedimentazioni continue, le sue riflessioni grafico progettuali, ma che lo vede molto operativo all’ interno del tessuto sociale con il quale, con dinamiche lavorative continue, è continuamente chiamato a misurarsi, mediando spesso il senso del suo pensiero prima con le ragioni del suo cliente e poi con le possibilità che le condizioni di mercato gli offrono per la realizzazione di quanto ha immaginato progettualmente da un punto di vista spaziale e linguistico.

Sintetizzando potremmo citare una nota canzone del bravo cantautore Ivano Fossati che nella “Pianta del Te” canta testualmente:

“…chi si guarda nel cuore, sa bene quello che vuole e prende quello che c’è…”.

02_Il ruolo del designer di interni

Se volessimo definire il ruolo dell’ interior designer in modo appropriato come potremmo descrivere il suo operato ?

dovremmo certamente parlare di un professionista che avendo frequentato un corso di studi idoneo ed avendo accumulato sul campo un ottima esperienza lavorativa, mediante creatività e competenza tecnica modifica ed accresce il valore degli spazi residenziali e commerciali al fine di consentire all’ interno di essi la migliore qualità di Vita possibile.

Scendendo nel particolare potremmo dire che l’ interior designer ponendosi in ascolto del proprio cliente ed analizzandone bisogni e necessità, l’ intervista, dopo aver acquisito informazioni certe sulla natura metrica dello spazio da modificare, il rilievo, formula, disegnando, idee progettuali che cominciando da una fase preliminare, passando per una fase definitiva, si traducono in azioni da svolgere in fase esecutiva nel cantiere, il progetto, non prima di aver verificato con il cliente i costi della messa in opera progettuale, il capitolato ed il computo, provvedendo nel contempo a stilare tutte quelle pratiche amministrative che ne consentono la fattibilità, il contratto la ricerca dell’ impresa e le gli atti amministrativi,  nonché verificando sul cantiere la corretta esecuzione delle opere da compiersi, la direzione artistica e dei lavori.

Spesso durante il suo lavoro l’ interior designer integra le sue competenze tecniche con quelle di altri specialisti per far fronte ad esempio a competenze impiantistiche, strutturali o amministrative non in suo possesso collaborando con architetti ed ingegneri.

Con certezza occupandosi di linguaggio architettonico e mediando il suo lavoro con i propri clienti deve possedere ottime qualità relazionali , creative, artistiche e commerciali.

Qualora l’ interior designer non modifichi le strutture dello spazio architettonico ma solo la pelle dello spazio interno, ovvero qualora si occupi solo del carattere dello spazio sul quale interviene e curi al massimo la disposizione funzionale dei mobili al suo interno parliamo più propriamente di semplice decoratore d’ interni.

L’ interior designer e/o il decoratore di interni può essere un libero professionista, ovvero un lavoratore autonomo oppure un dipendente di uno studio professionale e/o di uno showroom di arredamento ponendosi spesso come figura tecnica nel caso di uno studio o avendo a che fare con un numero molto alto di clienti nel caso dello showroom dove spesso è chiamato a svolgere un lavoro come tecnico commerciale, cosa che abbassa a volte la qualità della consulenza professionale non avendo sempre il tempo necessario per sedimentare sufficientemente le proprie riflessioni e le proprie idee progettuali.

Qualche tempo dopo aver frequentato Living, noto Showroom di arredamento napoletano ormai chiuso, descrissi poeticamente e con molta precisione il senso del lavoro di un architetto d’ interni in una pubblicazione  sul mio sito web, ne riporto integralmente il testo:

” Un incontro, capacità di ascolto, una matita ed un foglio di carta su cui tracciare dei segni, fossili di pensiero, così, ancora oggi, nasce un Progetto di Design e di Architettura !!!

Siamo Spiriti erranti che con i loro corpi materializzano il miracolo della Vita, meravigliosa espressione dell’ Amore di Dio.

Dialoghiamo con l’ Ambiente, naturale e costruito, ci relazioniamo con gli Altri e con la Materia che definisce gli Spazi e i Luoghi del nostro Vivere, movimenti fisici ed emotivi, fatti di parole e gesti, Musica e Danza, Poesia ed Arte.

L’ Architetto è colui che in ascolto dei desideri, dei sogni e bisogni degli Altri, visualizzando le possibili soluzioni, si adopera, con una serie di tecniche, a renderne possibile il loro soddisfacimento, consentendo la materializzazione nella realtà di Strutture atte ad accogliere Vita, definendone gli Spazi del suo Essere.

Così l’ Ambiente in cui viviamo si modifica e prende forma, dall’ oggetto d’ uso agli ambienti delle nostre case e dei nostri uffici, prendono forma le nostre Città e il nostro Territorio.

E in esso il miracolo dei gesti, dei movimenti, delle parole, degli incontri, dei giochi, delle intese, delle complicità, del nostro condividere stando insieme ed uniti.

Che meraviglia la Vita, instancabile, sempre nuova, mai uguale, mai banale, intensa e piacevole con la forza delle sue emozioni sane e positive. Il tutto condito da luci, colori, suoni, armonie degradanti di dinamiche alternanze di elementi in movimento, proprio come il Mare, come il crescere di un Alba, la poesia di un Tramonto, la compagnia della Luna che come una grande lampada coccola le nostre notti stellate qui sulla Terra, un meraviglioso pianeta in un Universo infinito !!!

La Vita dicevo, poetica come il volo di un gabbiano, come la gioia e la meraviglia di un bambino che protetto dai propri cari si muove alla scoperta della realtà che lo circonda, come una passeggiata in riva al Mare con la propria ragazza, illuminati dalla luce dorata di un tramonto, respirando e assaporando felici un misto di Amore e salsedine, con la gioia profonda di essere li, Vivi !!!

Sogno un Architettura che metta al centro la nostra umanità ed i suoi sani valori, che serva la Vita e non la prevarichi mai. Mi adopero per visualizzare risposte, in ascolto delle domande che mi vengono poste dagli Altri, studiando tecnicamente le possibili soluzioni e gioendo solo dopo essermi accorto dei sorrisi sui volti di coloro che con fiducia a Me si sono affidati, consentendomi quel gioco sapiente che rispondendo alla Vita, della Vita è parte”.

01_Scopo e natura del corso per aspiranti interior designer

Era il Novembre del 1997, anno fecondo di rinascita, crescita e ricerca di armonia interiore, quando durante il mio entusiasmante percorso di studi della Facoltà di Architettura dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II mi sono imbattuto in un corso universitario apparentemente minore, un complementare come era allora specificato nel piano di studi, il corso di Arredamento e Architettura d’ interni del carissimo Prof. Arch. Filippo Alison.

Da allora non sono più lo stesso e la mia Vita è cambiata…ovviamente in meglio !

La mia idea di Architettura da allora si è fatta più organica e si è rivolta soprattutto al vero generatore dello spazio ed in particolare degli spazi interni residenziali e commerciali: l’ essere umano !

Quell’ anno elaborammo un tema relativo ad un Rifugio – Pensatoio il cui progetto ambientai in Marina di Pisciotta, mia seconda patria spirituale, luogo nel quale ho sempre trovato rigenerazione e nuova forza per inoltrarmi nel cammino prima universitario e poi lavorativo.

Nonostante la gioia profonda di quel tempo così fecondo tuttavia solo un incontro successivo contribuì a far germogliare il seme prezioso di quel corso universitario, l’ incontro con un imprenditore napoletano che allora era il Direttore di uno tra i più entusiasmanti Showroom partenopei di Arredamento:

quel Direttore era Pasquale, Paco per gli Amici e lo Showroom era Living.

Pasquale mi accolse e mi offri la mia prima grande opportunità, quella di lavorare per Lui nel suo Showroom e di formarmi ulteriormente alla scuola della Vita.

Il 2006 fu un anno di apprendimento umano e tecnico senza precedenti dove prese vigore sotto forma di esperienza l’ incontro col mio prossimo, i clienti dello Showroom, con i quali tutto il mio vissuto universitario e creativo – progettuale ebbe finalmente senso e significato profondo.

Da allora sedimentazioni continue hanno fatto di me un interior designer entusiasta e felice, fino alla nascita di “interni dell’ essere” prima e de “la didattica dell’ essere” poi, luogo virtuale quest’ ultimo dove mi sono proposto l’ obbiettivo di sistematizzare la mia esperienza acquisita sul campo e di trasmetterla in particolare ai miei allievi sparsi tra Napoli e Roma ed offerta in generale a chiunque fosse interessato a comprendere le ragioni profonde di quello che amo definire uno dei lavori più belli del mondo:

l’ Architetto d’ interni.

Per l’ essere umano aver cura del proprio ambiente è una vocazione, un istinto naturale che può essere sistematizzato tecnicamente e di cui possiamo prendere consapevolezza con un piano di studi mirato e fecondo.

Che la casa sia semplicemente il rifugio del nostro essere single, coppia o famiglia oppure più superficialmente uno status symbol con il quale apparire con stile e bellezza nella vita sociale, poche cose ci riempiono di gioia come progettarne in modo creativo lo spazio e realizzarne il senso compiuto nel nostro tempo.

Questo corso è rivolto quindi a tutti coloro che vogliono acquisire un seme formativo, un seme il cui frutto, con buona volontà e passione, potrà conferire nel tempo doti umane e tecniche da acquisire con esercitazioni ed esperienze continue, doti con le quali imparare a configurare il nostro spazio personale o aiutare amici e clienti a configurane uno proprio.

Auguro a tutti i miei lettori e/o allievi un buon cammino in tal senso…

Arch. Giacomo.